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Recensione: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Recensione: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

INTRODUZIONE

Vincitore di 4 Golden Globes e un Oscar per la miglior attrice protagonista, il nuovo film “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh, si presenta da sé. Dal titolo misterioso, in realtà è trasparente come l’acqua: un dramma crudo, sboccato, con una comicità che affonda completamente nel politicamente scorretto.

VOTO FILM: 8/10

REGIA: Martin McDonagh

ATTORI: Frances McDormand

Woody Harrelson

Sam Rockwell

ANNO DI USCITA: 2017

DURATA: 115 min

SINOSSI

Mildred la protagonista, una Frances McDormand spietata e assetata di giustizia, è spezzata in due dal dolore per la perdita della figlia adolescente, che è stata stuprata e uccisa brutalmente. Dichiarerà guerra contro il dipartimento di polizia di Ebbing nel Missouri che sembra non fare nulla per trovare un colpevole.

Come decide di attaccare? In una maniera piuttosto insolita: far installare 3 manifesti giganteschi alle porte della città che mostrano la frase: “Raped while dying and still no arrests? How come, Chief Willoughby?” (Stuprata mentre moriva e ancora nessun arresto? Che dice, Sceriffo Willoughby?”). BOOM! L’idea fa centro e, sia lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), malato di cancro, che la comunità intera, cercano in tutti i modi di convincere Mildred a rimuovere quei cartelloni pubblicitari. 

É chiaro che ciò non servirà a piegare la ferrea volontà di una madre a cui hanno ucciso una figlia e a suon di battute sarcasticamente pungenti, che nascondono un’angoscia che commuove, alla fine arriverà ad avere, nonostante tutto, la sua vendetta.

 

CRITICA

Un film che lascia senza parole dall’inizio alla fine. Si intende sia per i profili dei personaggi che, per quanto volgari e grevi, riescono comunque ad esserti simpatici e a farti provare empatia, sia per i dialoghi magistralmente scritti di Martin McDonagh, che si riconferma ancora una volta essere un grande autore, non solo regista.

CONCLUSIONE

Non resta che affermare la poliedricità di questa trama, così ricca, ma semplice. Si spazia dal dolore profondo e logorante che una madre affronta quando perde un figlio in un omicidio, all’abuso di potere da parte degli agenti di polizia, al razzismo che dilagava nei paesi del Sud negli anni ’90 e persino all’omofobia. Temi piuttosto pesanti da trattare, che spesso mettono imbarazzo o possono creare disagio ma, che vengono qui risolti in maniera, anche se poco diplomatica, decisamente efficace: se non rispetti il dolore di una madre, se credi di essere superiore agli altri per il lavoro che fai, se sei razzista oppure omofobo, beh… prima o poi la pagherai cara.

NON PERDERTI NEANCHE UNA RECENSIONE.

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