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Recensione: Red Sparrow

recensione film Red Sparrow

INTRODUZIONE

In una Russia moderna, la prima ballerina del Bolshoi, Dominika Egorova, si rompe, non del tutto accidentalmente, una gamba durante la prima di uno spettacolo e il suo destino cambierà per sempre. Red Sparrow, il nuovo spy-movie di Francis Lawrence, ci presenta un’avvincente storia di vendetta e conflitto tra Russia e USA, dove la protagonista (Jennifer Lawrence) darà del filo da torcere ai propri compatrioti.

VOTO FILM: 6/10

REGIA: Francis Lawrence

ATTORI: Jennifer Lawrence

Joel Edgerton

Matthias Schoenaerts

Jeremy Irons 

ANNO DI USCITA: 2018

DURATA: 139 min 

SINOSSI

Dovendo rinunciare alla sua carriera da ballerina, a causa dell’incidente causato dai suoi colleghi per soppiantarla, Dominika è alla ricerca di un modo per salvare lei e sua madre, gravemente malata. Lo zio Vanya Egorov, fratello del padre e subdolo fino al midollo, le offrirà, quasi costringendola ad accettare, un lavoro di dubbio gusto come esca per conto dell’intelligence russa, l’SVR. La missione non andrà a buon fine, ma Egorov vede in lei del potenziale.

Ancora una volta la ricatta e la costringe ad addestrarsi per diventare una “Red Sparrow”,  una sezione di agenti dei servizi segreti russi, i quali vengono duramente addestrati a colpire i nemici con ammalianti tecniche di manipolazione e seduzione. Nonostante le forti umiliazioni, Dominika dimostra di essere all’altezza e le verrà incaricata una missione, di cui l’SVR si sta già occupando da tempo: entrare in contatto con un agente americano, Nathaniel Nash, e scoprire chi è la “talpa” nel governo russo che gli passa informazioni.

Cominceranno da ora complicati intrecci, con l’agente Nash, i suoi superiori russi e altre figure di “disturbo”, tra i quali la ragazza si destreggerà con sicurezza, senza mai svelare le sue reali intenzioni, ma con l’unico vero interesse di salvare lei stessa e sua madre. Alla fine, in un colpo di scena ad alta tensione, riuscirà a chiudere il cerchio, dando a ogni persona con cui ha avuto a che fare, quello che si merita, nel bene e nel male. 

CRITICA

Francis Lawrence è riuscito a dare a Dominika, una Jennifer Lawrence in conflitto col mondo, una forte e seducente allure, degna della sua collega Sharon Stone in Atomica Bionda (2016), anche se la vediamo più statica e meno propensa a dare raffiche di cazzotti a chi la fa arrabbiare. Con il suo complice, Nate Nash (Joel Edgerton), ci fa intuire di avere un cuore, ma che, purtroppo, giace sepolto sotto vari strati di ghiaccio.

 

CONCLUSIONE

Nel complesso, Red Sparrow riesce a tenerci incollati allo schermo dall’inizio alla fine, grazie alle ottime interpretazioni del cast, regala momenti di suspense e scene molto forti, da trattenere il respiro. Tuttavia, bisogna ammetterlo: alla fine lascia un’amara sensazione di indifferenza, che lo spedisce dritto nella categoria dei “visti e rivisti”.

NON PERDERTI NEANCHE UNA RECENSIONE.

Recensione: Wonder

INTRODUZIONE

Per il film Wonder, torna alla regia Stephen Chbosky con un altro racconto di formazione molto commovente. La differenza con il precedente (Noi siamo infinito) è che qui il protagonista, August “Auggie” Pullman (Jacob Tremblay) è nella fase prima dell’adolescenza, ha 10 anni e si troverà a dover affrontare le difficoltà del diventare grandi, quando si convive con un “difetto” estetico.

VOTO FILM: 7/10

REGIA: Stephen Chbosky

ATTORI: Jacob Tremblay

Julia Roberts

Owen Wilson

ANNO DI USCITA: 2017

DURATA: 113 min

SINOSSI

In una New York dei nostri giorni, comincia la storia di un bambino molto speciale: Auggie. A causa di un parto difficile, soffre di una malformazione cranio-facciale, che lo ha portato a subire dalla nascita 27 operazioni chirurgiche, per assicuragli di poter mangiare e sentire autonomamente e ridurre la deformazione dei lineamenti. 

Per questo motivo, non è mai andato a scuola, ma è cresciuto a casa tra la passione per Star Wars, il sogno di diventare astronauta e l’amore della mamma, una dolce Julia Roberts, che gli ha fatto da insegnante, del papà Nate (Owen Wilson) e della sorella maggiore Via (Izabela Vidovic). Le cose cambiano, però, quando i genitori decidono che è arrivato il momento di affrontare la scuola media.

Pur non avendo mai coltivato amicizie prima, grazie alla sua condizione, Auggie è un ragazzino molto maturo per la sua età, ma è altrettanto spaventato da come reagiranno i suoi coetanei nel vederlo; lui che è così insicuro del suo aspetto, di solito porta un casco da astronauta per nascondersi e sentirsi protetto, ma sa che a scuola non potrà farlo. Nonostante le premesse sembrino drammatiche, Auggie prende il coraggio a due mani e si convince a intraprendere questa nuova avventura. Comincerà il suo percorso di crescita a piccoli passi: inizialmente, come previsto, sarà dura, poiché subirà atti di bullismo e cattiverie, ma grazie all’aiuto della sua fervida immaginazione, di nuove amicizie e dell’amore incondizionato della sua famiglia, riuscirà a uscirne vincitore e capirà, con immensa gioia, che quello che più conta nella vita è la bellezza dell’animo e non la mera apparenza.

CRITICA

In questo film ad alto tasso di lacrime, Chbosky non solo ci ha permesso di immedesimarci completamente nelle difficoltà e nelle gioie di Auggie, ma, grazie a più filoni di storie, anche nelle vite delle persone che gli stanno vicino: la sorella adolescente Via che inevitabilmente ha risentito della trascuratezza da parte dei genitori, sempre occupati con il fratellino, oppure l’amico Jack, che, a differenza di altri coetanei, saprà andare oltre l’aspetto di Auggie, apprezzandolo per il suo bellissimo carattere.

Seppur nell’insieme la trama sia abbastanza intuitiva, ovvero la classica storia americana con i bulli a scuola, le amicizie perse e ritrovate, il desiderio di evasione degli adolescenti, in questo caso non si può non notare nell’attore protagonista una luce particolare: Jacob Tremblay all’età di 11 anni ha già collezionato 7 film e ci ha fatto venire i brividi nel film Room (2016), dove interpretava un bambino nato in cattività, da una donna tenuta rinchiusa in una piccola stanza dal suo rapitore. Con il suo sguardo profondo e dolce, si può affermare che Tremblay ai ruoli struggenti non è nuovo e il suo talento, veramente degno di nota, non faticherà a trovare spazio ad Hollywood.

CONCLUSIONE

Quello che ci insegna questa storia è una grande lezione sull’accettare se stessi. Nella pellicola, vediamo che Auggie inizialmente è insicuro e odia il suo aspetto e questa insicurezza viene ingigantita ancora di più dagli atti di bullismo che subisce a scuola, ma proprio nel momento in cui comincia a non sminuirsi, a costruirsi delle amicizie, a donare ai suoi amici la sua intelligenza, il suo umorismo e la sua sensibilità, queste insicurezze vanno scemando e, alla fine, riesce a vincerle completamente, ottenendo grandi soddisfazioni. Auggie, fra tante lacrime, ci ricorda una cosa molto importante: che solo imparando a volersi bene e ad accettarsi, si può riuscire a volere bene agli altri e, a sua volta, farsi volere bene.

NON PERDERTI NEANCHE UNA RECENSIONE.

Recensione: The Post

INTRODUZIONE

Quando alla regia c’è Steven Spielberg, non ci sono dubbi: il film vi catturerà dall’inizio alla fine. Come in questo caso con The Post, il film riguardante il caso di cronaca sulla divulgazione dei “Pentagon Papers”, dove la cronaca, non è solo il mezzo di divulgazione del caso, ma anche, e soprattutto, la protagonista. Il film è la rappresentazione storica di una vicenda che in America ha fatto grande scalpore negli anni ‘70. 

VOTO FILM: 8/10

REGIA: Stephen Spielberg

ATTORI: Meryl Streep

Tom Hanks 

ANNO DI USCITA: 2017

DURATA: 116 min

SINOSSI

 In piena guerra contro il Vietnam, alcuni funzionari del Governo decidono di rubare fascicoli del Pentagono contenenti dichiarazioni top secret sull’andamento del conflitto. Si evince un fatto eclatante: i Presidenti in carica e il Governo hanno mentito per anni, facendo credere agli Americani che il Paese stesse combattendo gloriosamente e con successo, quando in realtà le cose andavano esattamente al contrario. Sarà il New York Times a pubblicare un articolo con questa rivelazione, scatenando scalpore e ottenendo persino un’ingiunzione da parte del Presidente Nixon. Approfittando della posizione critica del loro eterno rivale il Times, il giornale The Washington Post comincerà a darsi da fare per ottenere quelle informazioni e pubblicarle. Alla guida di quest’ultimo, c’è Katharine ‘Kay’ Graham, una maestosa Meryl Streep, che insieme al suo collaboratore Ben Bradlee (Tom Hanks), non solo riusciranno a ridare prestigio al Post, ma anche e soprattutto a rovesciare la lotta, che non sarà più tra due giornali locali, ma tra la cronaca e un sistema politico omertoso che mette al primo posto i propri interessi, anziché il bene di un Paese. 
 É l’occasione per cambiare la storia americana e dare una grande lezione sul diritto di cronaca e sulla libertà di stampa. 

CRITICA

In questa pellicola i protagonisti sono due colossi del cinema, Meryl Streep e Tom Hanks, circondati da un cast di altrettanto livello. Il regista Steven Spielberg si è sbizzarrito nel mettere in risalto il loro immenso talento riprendendoli, nei loro dialoghi, sempre da soli, nei contesti più disparati: da un tavolo di un ristorante, al salotto di casa o l’ufficio, senza nessun altro attore, proprio per far apprezzare ancora di più al pubblico le loro capacità interpretative.
Meryl Streep ricopre un ruolo fondamentale, emblematico, di una donna di potere che ha rapporti con uomini di alto rango. Per nulla nuova a questo tipo di ruoli, un esempio è l’interpretazione della Tatcher, in The Iron Lady, questa volta affronta un percorso diverso, di crescita, nel quale passa da donna insicura, che necessita di essere consigliata e rassicurata nelle sue scelte a donna determinata e risoluta, in grado di tenere le redini di una grande azienda. Tom Hanks, invece, interpreta un uomo determinato e tenace, che non ha paura di correre dei rischi e che, a differenza degli altri uomini del cast, rispetta e sostiene sempre la direttrice Graham.

CONCLUSIONE

Questa vicenda passa un messaggio fondamentale e quanto mai attuale come quello dell’importanza dell’informazione e della libertà di stampa. Grazie a dei grandi attori, Spielberg ha messo in scena in maniera decisamente verosimile un pezzo di Storia, con l’intenzione di voler ricordare a chi c’era e mostrare invece ai più giovani come un evento storico cruciale prenda vita tra difficoltà, incertezze, passi falsi, ma soprattutto, alla fine, grandi soddisfazioni. In conclusione, in una società in cui ormai l’informazione si diffonde negli schermi così veloce da non rendersene conto o darci la dovuta importanza, è bene ricordare da dove si è partiti: tra enormi macchinari rumorosi e chilometri di carta ed inchiostro che, con i loro tempi, stampavano la Storia, ma soprattutto la cambiavano.

NON PERDERTI NEANCHE UNA RECENSIONE.

Recensione: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

INTRODUZIONE

Vincitore di 4 Golden Globes e un Oscar per la miglior attrice protagonista, il nuovo film “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh, si presenta da sé. Dal titolo misterioso, in realtà è trasparente come l’acqua: un dramma crudo, sboccato, con una comicità che affonda completamente nel politicamente scorretto.

VOTO FILM: 8/10

REGIA: Martin McDonagh

ATTORI: Frances McDormand

Woody Harrelson

Sam Rockwell

ANNO DI USCITA: 2017

DURATA: 115 min

SINOSSI

Mildred la protagonista, una Frances McDormand spietata e assetata di giustizia, è spezzata in due dal dolore per la perdita della figlia adolescente, che è stata stuprata e uccisa brutalmente. Dichiarerà guerra contro il dipartimento di polizia di Ebbing nel Missouri che sembra non fare nulla per trovare un colpevole.

Come decide di attaccare? In una maniera piuttosto insolita: far installare 3 manifesti giganteschi alle porte della città che mostrano la frase: “Raped while dying and still no arrests? How come, Chief Willoughby?” (Stuprata mentre moriva e ancora nessun arresto? Che dice, Sceriffo Willoughby?”). BOOM! L’idea fa centro e, sia lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), malato di cancro, che la comunità intera, cercano in tutti i modi di convincere Mildred a rimuovere quei cartelloni pubblicitari. 

É chiaro che ciò non servirà a piegare la ferrea volontà di una madre a cui hanno ucciso una figlia e a suon di battute sarcasticamente pungenti, che nascondono un’angoscia che commuove, alla fine arriverà ad avere, nonostante tutto, la sua vendetta.

 

CRITICA

Un film che lascia senza parole dall’inizio alla fine. Si intende sia per i profili dei personaggi che, per quanto volgari e grevi, riescono comunque ad esserti simpatici e a farti provare empatia, sia per i dialoghi magistralmente scritti di Martin McDonagh, che si riconferma ancora una volta essere un grande autore, non solo regista.

CONCLUSIONE

Non resta che affermare la poliedricità di questa trama, così ricca, ma semplice. Si spazia dal dolore profondo e logorante che una madre affronta quando perde un figlio in un omicidio, all’abuso di potere da parte degli agenti di polizia, al razzismo che dilagava nei paesi del Sud negli anni ’90 e persino all’omofobia. Temi piuttosto pesanti da trattare, che spesso mettono imbarazzo o possono creare disagio ma, che vengono qui risolti in maniera, anche se poco diplomatica, decisamente efficace: se non rispetti il dolore di una madre, se credi di essere superiore agli altri per il lavoro che fai, se sei razzista oppure omofobo, beh… prima o poi la pagherai cara.

NON PERDERTI NEANCHE UNA RECENSIONE.